Il vantaggio della reazione

Riflettete prima di muovere un vostro pensiero verso un vostro dire o un fare, quale vantaggio porterà a voi subito e in un secondo tempo quel pensiero.

Se non porta un vantaggio confermato (nel secondo tempo), allora è figlio della tensione nervosa o dell’impeto dell’emozione.

Se non porta vantaggio neppure nell’istante in cui viene osservato, c’è da sospettare che siate vittima di interferenze molto potenti.


Infatti, la reazione comporta sempre un vantaggio, questa è la differenza che dovete osservare.

Ascoltare

Lavorare sull’ascolto è un buon modo per lasciare andare, questo può essere un metodo per non focalizzare precisamente dentro di noi alcunchè.
Se ascolti non sei in grado di trattenere perchè sei sempre concentrato su altro.
L’importante è non ingigantire troppo le questioni personali ma neppure minimizzarle come invece si può tendere a fare per riequilibrare da una parte all’altra, generando quindi un’alternanza non armoniosa ma in grado di destabilizzare l’emotività.
Ascoltare per lasciare andare.
E’ l’ascolto attivo cioè quello che si apre verso l’altro per lasciare che si spieghi e si mostri e non per comprenderlo, come viene fatto nell’ascolto passivo, centrato sulla mente inferiore che deve dirigere l’altrui percezione sul lato di comprensione mentale.

Proiezioni del possibile



Questo tempo comincia con un nuovo avvento, un’energia potente in grado di trasformare il campo visivo nella primordiale trasformazione della materia. Stiamo parlando di materialità.

Allora tutto quello che è tangibile perchè anche visibile, sarà trasformato nella sua essenza.

L’energia giace sopra tutti e tutti sono stimolati nell’uso dell’energia e nella sua comprensione. Anche interiorizzata in un comportamento che può essere di non accettazione, ma stiamo parlando di comprensione come capacità data e non come accettazione equilibrata di una forza all’interno di un percorso.

Se così fosse, il mondo sarebbe evoluto molti anni fa.

Adesso bisognerà capire come è possibile agire in questi casi, cioè intersecando le proiezioni personali nelle possibilità collettive.

Del bene, del male

Ogni aspetto della realtà ci appare sulla base del nostro conoscere. Certamente siamo disposti a cambiare atteggiamento o visione quando siamo pronti nella conoscenza, altrimenti ci è difficile capire l’atteggiamento che supporta la visione stessa. Quello che possiamo comprendere è che la conoscenza è sempre guidata dalla condizione emotiva.
Dobbiamo considerare inoltre, che cosa viene definito “male” è una direzione oscura e cosa viene definito “bene” è una direzione luminosa. Ora, per un processo di dualità, cosa direste voi che è meglio per la Vita?
La Vita necessita di integrazione, per cui, spesso, chi opera visivamente in piena luminosità serve nel quantum di energia che crea, l’oscurità perchè opera nella divisione.
Vorreste voi essere schiavi di un meccanismo simile?